<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068</id><updated>2012-02-16T17:02:32.885-08:00</updated><title type='text'>Disturbi d'ansia</title><subtitle type='html'>Divulgazione scientifica su Ansia e Disturbi d'Ansia</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>12</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-9158829283437843972</id><published>2011-06-09T11:42:00.001-07:00</published><updated>2011-06-24T05:51:09.735-07:00</updated><title type='text'>Ansia e disturbi d' ansia</title><content type='html'>&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;"Ansia"&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&amp;nbsp;L'ansia, dal punto di vista etimologico, deriva dal termine tardo latino “anxia” (da angere, stringere). L’area semantica dell’ansia, generalmente, include definizioni come questa: “stato tormentoso dell’anima, provocato dall’incertezza circa il conseguimento di un bene sperato o la minaccia di un male temuto”, mentre l’ansietà (lo stato ansioso) viene così definita dai dizionari: “Inquietudine tormentosa, trepidazione (causate da uno stato di dubbio, di timore o da intensa, violenta bramosia); angustia, affanno, dolorosa apprensione”.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Generalmente l’ansia viene considerata dai professionisti della salute mentale come "la madre di tutte le emozioni" e, proprio per questo, è utile differenziare sia l’ansia da altre emozioni ad essa affini, che un’ansia intesa come condizione esistenziale (per cui ogni essere umano ha fatto e fa esperienza dell’ansia) da un’ansia patologica.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Le funzioni dell'ansia&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Dal punto di vista esistenziale, l’ansia è un’emozione che ha la funzione positiva di tenerci informati sullo stato di successo o fallimento attuale e previsto che abbiamo nel raggiungere i nostri scopi e - contemporaneamente - attiva il nostro organismo per prendere le misure necessarie a ristabilire in modo rapido un andamento favorevole.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;L’ansia condivide con altre emozioni, come l’angoscia, la paura, il panico o il terrore, alcune similitudini nel funzionamento e, nello specifico, il fatto di costituire una tipica risposta al pericolo (reale o presunto tale). In virtù di ciò, a volte potrebbe risultare difficile, dal punto di vista esperienziale (o fenomenologico), distinguere tra loro queste emozioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Nello specifico, ad esempio, mentre la paura è maggiormente legata alle situazioni presenti, a pericoli in corso (l'oggetto della paura è conosciuto), l'ansia è relativa a eventi non immediati e può essere sperimentata anche in assenza della consapevolezza dello stimolo scatenante (del pericolo): non a caso nell'ansia l'attivazione corporea è meno massiccia e pervasiva che non nella paura.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Ciò che accomuna e differenzia le risposte emotive al pericolo è il loro contenuto cognitivo da un lato e la reazione somatica che le accompagna dall'altro. Il contenuto cognitivo riguarda generalmente un pericolo imminente e, l'emozione esperita, sarà tanto più intensa quanto più sarà grande il presunto pericolo; la reazione somatica è una reazione di allarme sostenuta da un aumento del tono adrenergico che mette l'organismo nelle condizioni migliori per combattere o fuggire e dunque per opporsi al pericolo che percepisce.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Ansia patologica&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Esistono senza dubbio delle differenze individuali nella propensione a provare ansia. La tendenza all'ansia è dovuta, principalmente, alla percezione della realtà come minacciosa e di sé come incapaci a fronteggiare gli eventi. Questi due elementi costituiscono un fattore di vulnerabilità e possono spingere l'individuo a una ipervigilanza continua rispetto ai possibili indizi di minaccia presenti nell'ambiente e, soprattutto, nelle situazioni nuove.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Ciò che trasforma l'ansia in un disturbo d'ansia non è l'attivazione fisiologica che segue alla percezione di una minaccia nell'ambiente: quando invece tale attivazione diviene, a sua volta, oggetto di valutazione catastrofica e diventa essa stessa una minaccia (spesso più grave di quella esterna che ha funzionato da stimolo), allora è in atto un processo disfunzionale, un disturbo.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&amp;nbsp;Per chi soffre un disturbo d'ansia, generalmente i pericoli possono essere ipotetici e distanti e per l'ansioso potrebbe non esserci un limite alle ipotesi negative, fino al punto per cui può arrivare ad instaurarsi un continuo rimuginio relativamente a tutte le cose sgradevoli che possono capitare. Un evento, infatti, può essere sperimentato come minaccioso se pensiamo di non avere su di esso alcun potere, se riteniamo di non poterlo controllare, pur conoscendolo e prevedendolo. A volte, l'idea che un controllo possa comunque essere esercitato e possa valere a evitare l'evento temuto, genera una situazione di continuo ipercontrollo, nell'illusione che ciò varrà a evitare il peggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Una volta che il disturbo d’ansia si è instaurato, la vita della persona può modificarsi sostanzialmente e, insieme ad essa, le relazioni interpersonali e l’idea che si ha su se stessi. Una parte consistente della giornata può venire assorbita da pensieri e comportamenti connessi all’evitamento degli eventi temuti e ciò peggiora la capacità di fronteggiare i compiti della vita quotidiana: le performance possono peggiorare e la fatica aumentare costantemente.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Disturbi d'ansia&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I disturbi clinici in cui l’ansia svolge un ruolo centrale sono:&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;-&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-da-attacchi-di-panico.html"&gt;Disturbo da attacchi di panico&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;: un attacco di panico corrisponde a un periodo preciso durante il quale vi l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. Durante questi attacchi sono presenti sintomi come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento, sbandamento o vertigine, senso di instabilità, sentimenti di irrealtà, parestesie, vampate di calore o sensazioni di freddo, sudorazione, senso di svenimento e paura di “impazzire” o di perdere il controllo. Gli attacchi di solito durano pochi minuti, più raramente ore..&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- L’&lt;b&gt;&lt;a href="http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/agorafobia.html"&gt;Agorafobia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;: la caratteristica essenziale è una intensa paura di essere soli o di trovarsi in luoghi pubblici dai quali, nel caso di un improvviso malore, la fuga può essere difficile o l’aiuto non disponibile. Le attività normali vengono sempre più ridotte man mano che le paure o i comportamenti di evitamento dominano la vita dell’individuo. Le situazioni più comunemente evitate includono l’essere nella folla, per esempio in una strada, o in un negozio affollato, oppure il trovarsi in tunnel, sui ponti, sugli ascensori o su un mezzo pubblico. Spesso queste persone, ogni qual volta escono di casa, insistono per essere accompagnati da un membro della famiglia o da un amico.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- La&amp;nbsp;&lt;b&gt;Fobia Specifica&lt;/b&gt;: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- La&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-dansia-sociale-fobia-sociale.html"&gt;Fobia Sociale&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determinano condotte di evitamento. La persona teme ed evita attivamente situazioni sociali in cui potrebbe mostrarsi inadeguato ed essere esposto al giudizio negativo degli altri. In questo caso ad essere in pericolo è l’immagine di se e, l’emozione più temuta, è la vergogna.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- Il&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-ossessivo-compulsivo.html"&gt;Disturbo Ossessivo-Compulsivo&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;: è caratterizzato da ossessioni (che causano ansia o disagio marcati) e/o compulsioni (che servono a neutralizzare l’ansia). La persona mette in atto faticosissime strategie (le compulsioni) per garantirsi, inutilmente, che un certo evento non accada. L’emozione più temuta, in questi casi, è la colpa.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- Il&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-post-traumatico-da-stress-ptsd.html"&gt;Disturbo Post-traumatico da Stress&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;: è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico accompagnato da sintomi di aumento dell’arousal e da evitamento di stimoli associati al trauma. La persona, infatti, tende già da se a rivivere di continuo nella memoria e nei sogni un’esperienza traumatica particolarmente rilevante.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- Il&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-dansia-generalizzata.html"&gt;Disturbo d’Ansia Generalizzata&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;è caratterizzato da almeno 6 mesi di ansia e preoccupazione persistenti ed eccessive. In questi casi la preoccupazione può estendersi a macchia d’olio su tutto senza più concentrarsi su aspetti particolari. Il soggetto vive costantemente in un mondo che giudica imprevedibile e pericoloso mentre si sperimenta incapace di fronteggiarlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;- Nel&amp;nbsp;&lt;b&gt;Disturbo d’ansia da separazione&lt;/b&gt;&amp;nbsp;l’evento temuto è il distacco dalle persone care senza le quali ci si reputa assolutamente non in grado di affrontare l’esistenza e delle quali dunque si ritiene d’avere infinito bisogno: l’idea di debolezza di sé che lo sostiene è evidente, ed il soggetto ritiene di non poter sopportare la tristezza ed il dolore della separazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-9158829283437843972?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/9158829283437843972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/ansia-e-disturbi-d-ansia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/9158829283437843972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/9158829283437843972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/ansia-e-disturbi-d-ansia.html' title='Ansia e disturbi d&apos; ansia'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-2642961734918227754</id><published>2011-06-09T11:34:00.001-07:00</published><updated>2011-06-24T05:52:04.542-07:00</updated><title type='text'>Disturbi d' ansia - I sintomi</title><content type='html'>&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;I sistemi funzionali nei sintomi dell'ansia&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I&amp;nbsp;&lt;b&gt;sintomi che denotano un disturbo d’ansia&lt;/b&gt;&amp;nbsp;possono coinvolgere generalmente uno o più dei quattro sistemi funzionali che di norma sono coordinati dal nostro organismo per produrre risposte adattive alle situazioni di pericolo: ossia il&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;b&gt;sistema cognitivo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, quello&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;affettivo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;,&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;b&gt;comportamentale&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e&lt;i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;fisiologico&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Gli specifici gruppi di sintomi associati all'ansia corrispondono alle funzioni di tali sistemi.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Mentre in condizioni ordinarie (o considerate tali) esiste una buona coordinazione tra i vari sistemi e l'organismo passa con flessibilità da una funzione all'altra a seconda delle situazioni, in presenza di una minaccia l'organismo reagisce attivando tutti i sistemi: l'apparato cognitivo stabilisce l'esistenza di un pericolo e fornisce valutazioni selettive sulla minaccia e sulle risorse disponibili per fronteggiarla. La componente affettiva, in questo caso l'ansia, funge da acceleratore della reazione accrescendo il senso di urgenza. La componente comportamentale può attivare o inibire l'azione, mentre, la componente fisiologica, autonomamente funge da mobilizzatore somatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Facciamo un esempio specifico prendendo in considerazione il caso del disturbo da ansia sociale. Una situazione che risulta "pericolosa" per chi soffre di ansia sociale è, classicamente, il parlare in pubblico. Nel caso specifico, la minaccia spesso ha a che fare con il rischio di fare una "brutta figura" con gli interlocutori. In una situazione del genere capita di assistere al fenomeno paradossale della persona che parla in pubblico e si sforza attivamente di eseguire con efficacia la sua prestazione di fronte alla minaccia (screditarsi, ad esempio), mentre, nello stesso tempo, la sua prestazione è minata dall'azione dei sistemi primari: ad esempio, mentre cerca di parlare inizia ad avere dei dubbi (livello cognitivo), produrre rigidità e afonia (inibizione comportamentale), ansia (livello affettivo), desiderio di fuga (livello motivazionale), e rapido aumento del ritmo cardiaco e della respirazione (livello fisiologico).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;La risposta dell'organismo&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I sintomi di un disturbo d'ansia, generalmente, costituiscono una risposta dell'organismo che si basa su una stima (approssimata per eccesso) del grado di pericolo in una data situazione e su di una sottovalutazione delle proprie capacità di gestire e fronteggiare il pericolo. Su basi come queste, i sistemi primari non rispondono più ai desideri e agli obiettivi della persona, ma alla minaccia (nel caso dell'ansia sociale, quella di essere giudicati negativamente).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Per chiarezza espositiva, in questo articolo tratteremo i sintomi che si riscontrano nei diversi disturbi d'ansia suddividendoli in:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-&amp;nbsp;Sintomi cognitivi&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-&amp;nbsp;Sintomi affettivi&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-&amp;nbsp;Sintomi comportamentali&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-&amp;nbsp;Sintomi fisiologici&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;I sintomi cognitivi&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Mentre alcuni sintomi cognitivi costituiscono una versione intensificata di funzioni normali (come l’autoconsapevolezza e l’ipervigilanza), altri sembrano essere il risultato dell’inibizione di normali funzioni (ad esempio la perdita di concentrazione e i blocchi), altri ancora denotano un’erosione del controllo volontario su processi ordinariamente sotto tale controllo (come la perdita di obiettività e di capacità di valutazione).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Questo ci porta a suddividere i sintomi cognitivi in tre sottocategorie:&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;- sintomi sensoriali – percettivi&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;- difficoltà di pensiero&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;- sintomi concettuali&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;- Sintomi sensoriali – percettivi&lt;/b&gt;. Questo tipo di sintomi è significativo non per via della sua gravità o per la sua interferenza con la funzione sensoriale e percettiva, ma perché sono poco &amp;nbsp;conosciuti e non immediatamente controllabili, per cui tendono ad indurre le persone più sensibili a pensare di stare per &amp;nbsp;“uscire di senno”. Tali sintomi includono: mente confusa, oscurata, stordita; gli oggetti sembrano offuscati/distanti; l’ambiente sembra diverso/irreale; senso di irrealtà; consapevolezza di sé (che genera imbarazzata timidezza, tipica di chi prova apprensione quando si sente al centro dell’attenzione); ipervigilanza. In realtà tali distorsioni percettive, come gli sdoppiamenti visivi o il senso di irrealtà, possono manifestarsi a volte in persone non ansiose, che generalmente le ignorano. L’individuo vulnerabile all'ansia, invece, attribuisce a questi &amp;nbsp;sintomi un significato patologico e, la paura che ne deriva, può arrivare anche ad indurre un attacco di panico.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;- .Difficoltà di pensiero.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Ai disturbi d’ansia spesso si associano difficoltà nel ricordare cose &amp;nbsp;importanti; confusione; incapacità a controllare il pensiero; difficoltà di concentrazione; distraibilità; blocco; difficoltà nel ragionamento; perdita di obiettività e prospettiva. Le difficoltà di pensiero possono essere prodotte da una varietà di fattori. Le inibizioni cognitive possono interferire con la memoria e produrre dei blocchi. Inoltre, la capacità cognitiva dell’individuo viene talmente logorata dal continuo far fronte al “pericolo”, che rimangono ben poche capacità per soddisfare altre esigenze del processo cognitivo. Ciò può condurre a difficoltà nel ragionamento e nel mantenimento di un atteggiamento di obiettività verso i sintomi associati con l’ansia.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;- Sintomi concettuali.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Questo tipo di sintomi riflettono la preoccupazione per il senso di vulnerabilità e pericolo: paura di perdere il controllo; paura di non saper fronteggiare le situazioni; paura di ferite fisiche/morte; paura di disturbi mentali; paura di valutazioni negative; immagini visive minacciose; ideazione spaventosa ripetitiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;I sintomi affettivi&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I sintomi affettivi dell'ansia sono spesso quelli più vistosi nei disturbi da ansia. Le esperienze qualitative dell’ansia possono differire da una situazione all’altra e anche volta per volta nella stessa situazione. Gli aggettivi tipici per la descrizione di tali stati affettivi possono variare, così l’ansioso può sentirsi spesso irritabile, impaziente, a disagio, nervoso, teso, suscettibile, timoroso, spaventato, terrorizzato, allarmato, atterrito, eccitato, agitato, ecc.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;I sintomi comportamentali&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I sintomi comporamentali dell'ansia generalmente riflettono o l’iperattività del sistema comportamentale oppure la sua inibizione. Vi può essere infatti inibizione; immobilità del tono muscolare; fuga; evitamento; linguaggio difficoltoso; coordinazione difettosa; agitazione; collasso; iperventilazione. L’immobilità del tono muscolare è un’espressione della reazione di blocco, mentre il comportamento agitato e i tremori rappresentano la mobilitazione del corpo per l’azione.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;I sintomi fisiologici&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I sintomi fisiologici dell'ansia riflettono la prontezza dell’organismo nella sua globalità a reagire per proteggersi attivando il ramo simpatico del sistema nervoso autonomo, che facilita le strategie di fronteggiamento della situazione. Così l’aumento del ritmo cardiaco e della pressione sanguigna aiutano attivamente la persona a difendersi o a fuggire. I sintomi parasimpatici (l'altro ramo del sistema nervoso autonomo) invece, facilitano la strategia del collasso: la persona è impotente di fronte alla minaccia.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I sintomi fisiologici nei diversi disturbi d’ansia possono interessare: l’attività cardiovascolare (palpitazioni, aumento del ritmo cardiaco, aumento della pressione sanguigna; oppure debolezza, svenimento, calo della pressione sanguigna, calo del ritmo cardiaco), dell’apparato respiratorio (difficoltà respiratorie, pressione al torace, nodo alla gola, sensazione di soffocamento, respiro affannoso, rapido o superficiale, ecc.), del sistema neuromuscolare (incremento dei riflessi, reazione d’allarme, palpebra contratta, insonnia, spasmo, tremore, rigidità, agitazione, espressione contratta, camminare nervosamente, vacillare, debolezza generalizzata, gambe traballanti, movimenti goffi), dell’apparato gastrointestinale ( dolore addominale, perdita d’appetito, repulsione per il cibo, nausea, bruciore di stomaco, fastidio addominale, vomito), del tratto urinario (impulso a orinare, frequenza della minzione) e della pelle (rossore al volto oppure volto pallido, sudorazione localizzata o diffusa, momenti di caldo o freddo, prurito).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-2642961734918227754?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/2642961734918227754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbi-d-ansia-i-sintomi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/2642961734918227754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/2642961734918227754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbi-d-ansia-i-sintomi.html' title='Disturbi d&apos; ansia - I sintomi'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-8080366858553643125</id><published>2011-06-09T11:23:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:52:54.289-07:00</updated><title type='text'>Disturbo post traumatico da stress (PTSD)</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;u&gt;Disturbo post traumatico da stress (PTSD)&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Le persone che subiscono un trauma, possono manifestare diverse reazioni di fronte all’evento traumatico: a parità di gravità dell’evento, alcune riescono a superare l’accaduto in modo più adattivo di altre che invece ne soffrono le conseguenze per anni.&lt;br /&gt;In quest’ultimo caso, è possibile che queste persone abbiano riportato un Disturbo post traumatico da stress (PTSD).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I &lt;b&gt;sintomi caratteristici&lt;/b&gt; di questo disturbo sono sempre conseguenza di un evento vissuto come traumatico, ad esempio una catastrofe naturale, un incidente automobilistico, una violenza subita durante l’infanzia o l’età adulta, un abbandono……. Il trauma si verifica ogni volta che un evento ha un impatto non risolto su un organismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affinché si sviluppi un Disturbo post traumatico da stress (PTSD), non è tanto importante &amp;nbsp;“che cosa accade”, ma “come viene vissuto” dalla persona o dalle persone coinvolte.&lt;br /&gt;Infatti il DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IVª Edizione), classifica questi pazienti in tre tipologie, sulla base &amp;nbsp;di quanto e di come la persona sia stata esposta al trauma:&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;1) I TIPO&lt;/b&gt;&lt;i&gt;: comprende le vittime che hanno subito in prima persona l’evento&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;2) II TIPO&lt;/b&gt;&lt;i&gt;: comprende coloro che hanno assistito all’evento o coloro che hanno uno stretto legame affettivo (parenti, coniugi, figli) con le &amp;nbsp;persone che hanno subito direttamente il trauma&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;3) III TIPO&lt;/b&gt;&lt;i&gt;: comprende tutte quelle persone che intervengono a prestare soccorso durante l’evento traumatico (per esempio i vigili del fuoco, la protezione civile, l’esercito….)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante i giorni o le settimane successive al trauma, i soggetti manifestano molteplici reazioni. Entro 48 ore dall’evento compaiono i primi sintomi intrusivi e le osservazioni cliniche dimostrano che, proprio in questo lasso di tempo, molti sopravvissuti rivalutino costantemente, quasi fosse un pensiero ossessivo, le proprie azioni o le proprie “azioni mancate” con una grande intensità.&lt;br /&gt;In alcuni casi questi pensieri ricorrenti generano valutazioni negative su se stessi o sugli altri e innescano vissuti di colpa o inadeguatezza per il modo in cui ci si è comportati, spesso sono accompagnati dalla percezione che non si è stati in grado di reagire in modo congruo, veloce o dignitoso .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;I sintomi del Disturbo post traumatico da stress (PTSD)&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I sintomi&lt;/b&gt; accusati dopo l’evento traumatico possono comprendere:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) &lt;i&gt;&lt;b&gt;Comportamenti di evitamento&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; di tutto ciò che potrebbe riguardare o rievocare il &amp;nbsp; &amp;nbsp; trauma, sia indirettamente che a livello simbolico e che causa un grande disagio psicologico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Flashback&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: pensieri intrusivi sotto forma di immagini, scene, sensazioni che rievocano l’accaduto. Nel caso dei bambini, a volte questi tendono a manifestare questo vissuto facendo giochi ripetitivi che hanno a che fare con elementi riguardanti il trauma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Incubi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che fanno rivivere l’esperienza dell’evento in modo molto realistico con conseguente difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Iperattivazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: caratterizzata da insonnia, irritabilità, bisogno di controllo, nervosismo….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Attacchi di panico&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;&lt;i&gt;stati d’ansia generalizzata&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Depressione e disturbi dell’umore&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Isolamento e alienazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) Problemi nel &lt;b&gt;&lt;i&gt;funzionamento sociale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, lavorativo, scolastico per un lungo periodo successivo al trauma dovuti a difficoltà a rapportarsi agli altri, mancanza di concentrazione, senso di sfiducia &amp;nbsp;o rabbia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Abuso di sostanze&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (droghe, psicofarmaci, alcool…) in cerca di “sollievo” dalle sensazioni spiacevoli legate al trauma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Paura intensa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Stato di coscienza alterato&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che genera ottundimento o confusione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Amnesie&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; del trauma o sintomi dissociativi, soprattutto se il trauma è avvenuto durante l’infanzia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13)&lt;i&gt; &lt;b&gt;Sentimenti&lt;/b&gt; &lt;/i&gt;che compromettono l’aspetto relazionale come riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative; sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri; affettività ridotta (per es. incapacità di provare sentimenti di amore);sentimenti di diminuzione delle prospettive future (per es. aspettarsi di non poter avere una carriera, un matrimonio o dei figli, o una normale durata della vita).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14) &lt;b&gt;&lt;i&gt;Disturbi fisici&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; come stanchezza perdita di memoria e di concentrazione, vertigini, palpitazioni, tremori, difficoltà nel respirare (dispnea), «nodi» alla gola, nausea, diarrea, mal di testa, di collo e di schiena, disordini mestruali, variazioni del desiderio sessuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversi studi hanno individuato che l’insorgenza del Disturbo post traumatico da stress (PTSD) è più frequente in bambini e adulti che vivono o hanno vissuto in contesti di guerra, violenza (intra ed extrafamiliare), catastrofi, &amp;nbsp;povertà &amp;nbsp;e ignoranza. Tutti contesti in cui c’è scarsità di risorse personali, sociali o pratico- economiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Reazioni al trauma&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La reazione che un individuo può mostrare in seguito al trauma dipende da due fattori:&lt;br /&gt;1) l’&lt;b&gt;entità del trauma&lt;/b&gt; (in riferimento alla cultura di appartenenza): più è grave l’evento critico, più la persona sperimenta impotenza,terrore e angoscia.&lt;br /&gt;2) le &lt;b&gt;caratteristiche della personalità pretraumatica&lt;/b&gt; ( la presenza, ad esempio, di un particolare &amp;nbsp;livello di vulnerabilità che può costituire un fattore predisponente all’insorgenza di un sintomo disadattivo)&lt;br /&gt;Le modalità reattive possono presentarsi in diversi momenti nel tempo e avere diversa durata. In base a questi criteri, si suddividono in reazioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIFFERITE: Inizialmente adeguate ma che evolvono, col trascorrere del tempo, in un assetto patologico&lt;br /&gt;IPEREMOTIVE BREVI : Riguardano il 75-80% delle vittime e presentano manifestazioni psichiche e psicosomatiche come: shock, ansia, depressione, smarrimento, stupore, comportamenti automatici, tremori, palpitazioni, nausea ecc. Questa tipologia di reazioni può sfociare in disturbi nevrotici, psicotici o PTSD.&lt;br /&gt;DI TOLLERANZA: La persona cerca di adattarsi fin dall’inizio alla situazione e col trascorrere del tempo recupera la propria adeguatezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le reazioni manifestate dinanzi ad una disgrazia possono rivelarsi cruciali per la sua sopravvivenza e, la reazione immediata che si ha nel momento del trauma, influenzerà la capacità di far fronte alla minaccia presente, o a quelle future, in modo funzionale. La capacità di tollerare e gestire la sofferenza è un fattore di grande importanza per l’adattamento a lungo termine, come è altrettanto fondamentale la capacità, da parte dell’individuo, di chiedere e trovare aiuto, rapportandosi alla proprie reti sociali.&lt;br /&gt;Coloro che hanno reagito prontamente al trauma, sopravvivendo o favorendo la sopravvivenza di altre persone coinvolte, accusano meno i colpi del trauma e tendono ad avere una percezione di sé meno negativa, in quanto hanno prodotto delle risposte adattive e funzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune persone, nel tempo, riescono a trasformare le loro ossessioni dei ricordi traumatici, in esperienze positive, buttandosi a capofitto in attività gratificanti che canalizzano la loro attenzione in obiettivi specifici e sfruttano la propria esperienza come fonte di motivazione. È il caso di John F. Kennedy che, nonostante fosse tra gli uomini maggiormente ossessionati dai ricordi traumatici di guerra, divenne Presidente degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Il trauma come blocco energetico&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Secondo Peter Levine, medico e psicologo esperto sull’argomento, i sintomi traumatici non sono generati dall’evento traumatico in sé, ma dal residuo congelato di energia che non è stato risolto o scaricato e, in quanto tale, resta intrappolato nel sistema nervoso, disturbando costantemente i nostri pensieri e i nostri processi fisiologici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il trauma rappresenta una sorta di mina vagante, un frammento sconnesso dal resto del sistema che non è stato intergrato nella nostra esperienza, nella percezione che noi abbiamo di noi stessi e del mondo. Rappresenta un elemento di dis-integrazione che altera l’ equilibrio omeostatico del nostro organismo.&lt;br /&gt;Questa energia residua, che non è stata scaricata durante l’evento traumatico, non sparisce da sola: resta in circolo nel corpo e produce tutta quella varietà di sintomi descritti sopra. La guarigione dal trauma dipende innanzitutto dal riconoscimento dei suoi sintomi perché, individuando questi, si riconosce anche la sensazione di trattenimento, di irrigidimento, di blocco che accompagna il trauma e che ha ostacolato la metabolizzazione di quell’ esperienza negativa che continua ad essere fonte di stress.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;La terapia del Disturbo post-traumatico da stress&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L’obiettivo della terapia dovrebbe essere quello di reintegrare, nel sistema psicofisiologico della persona, questa parte frammentata che disturba le altre funzioni e compromette la vita affettiva, sentimentale, lavorativa e sociale dell’individuo.&lt;br /&gt;Per curare il trauma, non è utile rivangare vecchi ricordi e riviverne intensamente il dolore emotivo: ciò sortisce solo l’effetto ritraumatizzante, ma è invece più importante sperimentare e disincastrare la “scarica” di quell’energia che è rimasta bloccata durante l’evento traumatico, che ci ha impedito di fuggire, o affrontare il pericolo, o difenderci, o proteggere qualcuno……, congelandoci in una sorta di immobilità passiva che non ci ha concesso di essere operativi ed efficienti.&lt;br /&gt;Quindi, più che andare a rispolverare il trauma, risulta essere maggiormente utile recuperare le nostre risorse personali e fisiologiche che, forse inconsciamente, abbiamo cercato di mettere in circolo già all’epoca del trauma evitando il peggio e che magari continuiamo ad utilizzare per garantirci la sopravvivenza, senza esserne consapevoli. La terapia dovrebbe aiutare le persone a recuperare quelle competenze necessarie per tornare a vivere contando sulle proprie forze e strategie, se l' organismo reagisce, spesso il trauma non si verifica o si supera più rapidamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;La resilienza come forma di autoguarigione&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La parola resilienza deriva dal latino "rimbalzare" e, in fisica, indica la proprietà di un corpo di incassare colpi senza rompersi per poi recuperare la forma originaria. Allo stesso modo, in psicologia indica l'attitudine di una persona a reagire a stress o traumi che, al contrario, potrebbero risultare gravemente invalidanti.&lt;br /&gt;La resilienza non si riferisce ad un ottimismo semplicistico, ma ad un insieme di caratteristiche di personalità &amp;nbsp;che permettono all' individuo di reagire agli eventi di vita, traendo stimolo dalla realtà circostante che viene affrontata con calma, ponderazione, coraggio, intelligenza, moderazione e accettazione. Attraverso queste componenti, la persona sperimenta &amp;nbsp;il controllo sulla realtà che vive, sulle proprie azioni e percepisce di avere potere sul proprio destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La persona resiliente reagisce con tolleranza alla sofferenza e, invece di soccombere o lamentarsi con enfasi amplificando il problema, la sfida e trae forza &amp;nbsp;dalla sua impresa, direzionando le sue energie verso cambiamenti risolutivi e praticabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La possibilità di resilienza è influenzata dalla capacità di attingere alle proprie risorse personali, risorse che spesso si ignora di possedere o di aver messo in atto. La terapia stimola una rilettura dei propri comportamenti passati e presenti ed esplora le modalità di comportamento alternative che la persona è in grado di evocare e di produrre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologa_psicoterapeuta.html"&gt;Dott.ssa Maura Santandrea&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-8080366858553643125?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/8080366858553643125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-post-traumatico-da-stress-ptsd.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/8080366858553643125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/8080366858553643125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-post-traumatico-da-stress-ptsd.html' title='Disturbo post traumatico da stress (PTSD)'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-6805964865232877124</id><published>2011-06-09T11:07:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:53:47.126-07:00</updated><title type='text'>Disturbi post-traumatici</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;u&gt;Il Trauma&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola greca "&lt;b&gt;Trauma&lt;/b&gt;" significa "&lt;i&gt;ferita&lt;/i&gt;", e tale senso viene mantenuto in tutte le definizioni che è possibile trovare sui dizionari: "lesione determinata da una causa violenta, anche nel campo psichico" (Zanichelli); "lesione determinata dall'azione violenta di agenti esterni [...] emozione che incide profondamente sulla personalità del soggetto" (Garzanti). Nelle diverse definizioni ci si riferisce comunque ad una lacerazione dovuta ad un forte impatto a livello sia fisico che psicologico, un impatto che sembra aprire un profondo solco, uno spartiacque tra un "prima" e un "dopo", quasi fosse impossibile ricreare un continuum nella propria esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si parla di &lt;b&gt;trauma psicologico&lt;/b&gt;, ci si riferisce alle manifestazioni psichiche di un’esperienza particolarmente negativa (in una circostanza, ambito o relazione) da cui derivano una disorganizzazione e una disregolazione del sistema psicobiologico della persona. Il trauma psicologico è una reazione psichica – da intendere come una ferita causata da un fattore traumatico (stressor) – che comporta primariamente l’essere sopraffatti da emozioni molto dolorose e intollerabili, e tutto il coinvolgimento della persona per poterle gestire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle prime definizioni diagnostiche del&lt;b&gt; disturbo post traumatico da stress&lt;/b&gt;, una varietà di esperienze traumatiche venivano considerate situazioni stressanti solo se potevano essere definite "al di fuori del range usuale dell'esperienza umana". Si presupponeva che uno stressor potesse essere definito oggettivamente come traumatico senza tener conto dell'interpretazione personale degli eventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;L'entità del Trauma&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo infatti considerare il trauma da due punti di vista diversi ma complementari: l’aspetto oggettivo e quello soggettivo. Se consideriamo l’aspetto oggettivo del trauma, valutiamo prevalentemente la drammaticità intrinseca all’evento: esistono eventi come l’abuso o la tortura, per esempio, che sono esperienze dolorose e insostenibili per chiunque le subisce, con effetti potenzialmente distruttivi, e che si connotano come esperienze oggettivamente traumatiche. Considerando, invece, la dimensione soggettiva, la nostra attenzione si sposta dall’evento al soggetto dell’evento. In questo caso, il modo individuale di elaborare l’esperienza traumatica dal punto di vista emotivo e cognitivo fa una grande differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L’entità “oggettiva” del trauma&lt;/b&gt;, infatti, non spiega come mai persone che sperimentano traumi oggettivamente “minori” rispetto ad altri, possano subire conseguenze psicologiche di portata superiore: ci sono, infatti, individui che tendono a sentirsi subito sopraffatti dagli eventi, ed altri che invece combattono fino all’estremo delle loro forze senza mai smettere di sperare di potercela fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad oggi, nella definizione di un'&lt;b&gt;esperienza traumatica&lt;/b&gt; si include la reazione della persona e altre variabili relative alla valutazione della situazione. Generalmente, le manifestazioni psicopatologiche di un’esperienza traumatica, sono fatte derivare da ognuno o da entrambi i seguenti stressor:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;i&gt;dall'aver vissuto o esser stati testimoni di un evento stressante di natura violenta&lt;/i&gt; (morte, lesioni, minacce all’integrità fisica e psicologica)&lt;br /&gt;- &lt;i&gt;da una serie di microtraumi relazionali avvenuti nelle prime fasi dello sviluppo emotivo&lt;/i&gt; (separazioni precoci, maltrattamento, trascuratezza psicologica, carenza di sintonizzazione affettiva) che si sono stabilmente ripetuti nel tempo, compresa l’adolescenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Vulnerabilità e Resilienza al Trauma&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal momento che, come abbiamo accennato, la reazione psichica ai traumi è prevalentemente soggettiva, cos’è che fa sentire gli individui sopraffatti e trasforma un’esperienza stressante in un trauma personale?&lt;br /&gt;La consistenza e il grado dell’esperienza traumatica dipendono dalla &lt;b&gt;vulnerabilità e dalla resilienza individuale&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fisica, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere ad un urto improvviso senza spezzarsi ed è importante per prevedere come un materiale si comporta se sottoposto a sollecitazioni applicate in un modo brusco e improvviso come, per l'appunto, un trauma. La parola resilienza è stata introdotta in psicologia per indicare la capacità umana di reagire a eventi traumatici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In genere, fino a quando gli individui riescono a immaginare un modo per evitare l’inevitabile, o sentono che c’è qualcuno più forte che si prende cura si loro, sembra che i sistemi psicologici e biologici siano protetti dalla minaccia della sopraffazione. Quando, invece, un individuo non è forte abbastanza da affrontare le minacce esterne e l’ambiente esterno non riesce a portare soccorso, l’incapacità di agire in modo tale da eliminare la minaccia può provocare una reazione da stress acuto. Di conseguenza, è l’intensità della reazione emotiva – determinata dal significato attribuito all’evento più che dall’evento in sé – che alla fine spiega le eventuali conseguenze psicopatologiche di un’esperienza potenzialmente traumatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esperienza traumatica solitamente prende la persona di sorpresa, inducendo in lei un soverchiante senso di perdita di controllo che sfida la percezione di sé, degli altri e del mondo. Dopo un'esperienza traumatica è facile sentire di non avere più il controllo sulla propria vita e su ciò che può capitare. Ci si sente vulnerabili ed il mondo non sembra più sicuro come prima. Diventa difficile dare un senso a quello che verrà: il significato della vita che era presente fino a poco prima non c'è più, nulla sembra più giusto ed equo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo fa si che l'individuo possa mettere in atto reazioni che ritiene utili poiché lo sono state in passato, in altre esperienze significative della sua vita (per esempio, l'idea che la cosa migliore da fare sia "smettere di pensarci") - o che possono essere spontanee (ad esempio, iniziare ad evitare tutti i luoghi e le persone che possono far sorgere ricordi devastanti), ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le &lt;b&gt;reazioni al trauma&lt;/b&gt; di quei soggetti che finiscono con lo sviluppare un disturbo post traumatico si riscontra spesso: il tentativo di controllare i propri pensieri e cancellare l'esperienza traumatica, l'evitamento di tutte le situazioni associabili al trauma, la richiesta d'aiuto, la rassicurazione e le lamentele, A loro volta, questo tipo di reazioni possono diventare il problema che impedisce una sana rielaborazione del trauma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Sintomi post-traumatici&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I principali disturbi accusati dai pazienti che soffrono un disturbo post traumatico sono riassunti dalla "&lt;b&gt;&lt;i&gt;triade sintomatologica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;":&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;1) intrusioni&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;2) evitamento&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;3) ipervigilanza&lt;/i&gt;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i &lt;b&gt;sintomi&lt;/b&gt;, in particolare, si possono riscontrare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;Flashback&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: la persona presenta ricordi ricorrenti e intrusivi dell'evento, che si propongono alla coscienza ripetendo il ricordo dell'evento. In rari casi la persona può rivivere questi flashback in uno stato dissociato comportandosi come se stesse vivendo l'evento in quel momento.&lt;br /&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;Incubi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: che possono far rivivere l'esperienza traumatica durante il sonno in maniera molto vivida.&lt;br /&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;Ottundimento&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: uno stato di coscienza simile allo stordimento e alla confusione. Di solito, subito dopo l'evento traumatico ha inizio una riduzione della reattività verso il mondo esterno. La persona può lamentare una marcata riduzione dell'interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli o di sentirsi distaccato o estraneo nei confronti delle persone o di avere una marcata riduzione della capacità di provare emozioni.&lt;br /&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;Evitamento&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: la persona si sforza volontariamente di evitare pensieri, sentimenti o conversazioni in qualche modo riconducibili all'esperienza traumatica.&lt;br /&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;Aumentato arausal&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensioni generalizzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Disturbi post-traumatici&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla base dei criteri che attualmente vengono presi in considerazione nel &lt;b&gt;valutare i disturbi post traumatici &lt;/b&gt;(&lt;i&gt;tipologia oggettiva dell'evento, significatività e gravità della risposta del soggetto e durata temporale delle conseguenze&lt;/i&gt;) si distinguono tre differenti tipi di disturbi: i disturbi dell'adattamento; il disturbo acuto da stress; il disturbo post traumatico da stress.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- I&lt;b&gt; disturbi dell'adattamento&lt;/b&gt; sono disturbi clinicamente significativi, ma in genere di lieve o moderata gravità, con sintomi per lo più di tipo depressivo e ansioso, reattivi ad un evento emozionalmente significativo con cui sono in rapporto causale abbastanza definito.&lt;br /&gt;- Il&lt;b&gt; disturbo acuto da stress&lt;/b&gt; è una manifestazione psicopatologica conseguente , entro un breve arco di tempo, all'esposizione ad un avvenimento molto grave.&lt;br /&gt;- Il &lt;b&gt;disturbo post traumatico da stress&lt;/b&gt; è una manifestazione psicopatologica di consistente gravità, spesso a lungo termine, con sintomi in &amp;nbsp;evidente relazione con l'esposizione ad un evento traumatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;La terapia dei disturbi post-traumatici&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terapia dei disturbi post traumatici mira a permettere alla persona di riappropriarsi della "temporalità" della propria vita: non cancellando un passato che non può essere cancellato, bensì aiutandola a rimettere il passato nel passato, archiviando i ricordi traumatici e riattivando così la capacità di vivere il proprio presente e progettare il proprio futuro. Attraverso la psicoterapia il paziente viene aiutato a far riaffiorare ed a risvegliare le risorse sopite a causa del trauma per riprendere in mano le redini della propria vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-6805964865232877124?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/6805964865232877124/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbi-post-traumatici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/6805964865232877124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/6805964865232877124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbi-post-traumatici.html' title='Disturbi post-traumatici'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-579209550650712236</id><published>2011-06-09T10:43:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:54:17.982-07:00</updated><title type='text'>Disturbo ossessivo compulsivo</title><content type='html'>Il &lt;b&gt;Disturbo Ossessivo Compulsivo (D.O.C.)&lt;/b&gt; ha caratteristiche sue proprie e si inquadra a fatica tra i &lt;i&gt;disturbi d'ansia&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le “&lt;b&gt;ossessioni&lt;/b&gt;” sono infatti un fenomeno specifico che non va confuso con le preoccupazioni che sovente possono accompagnare i fenomeni d’ansia e le manifestazioni depressive.&amp;nbsp;Le ossessioni sono delle idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti che vengono esperiti, almeno inizialmente, come intrusivi e senza senso. Le persone generalmente reagiscono alle ossessioni tentando di ignorarle, di sopprimerle e di neutralizzarle con altri pensieri o azioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le "&lt;b&gt;compulsioni&lt;/b&gt;" sono comportamenti ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione, secondo regole che devono essere applicate rigidamente.&amp;nbsp;Tali comportamenti sono finalizzati e intenzionali: hanno lo scopo di neutralizzare o prevenire qualche disagio, qualche evento o situazione temuti. In linguaggio tecnico le compulsioni sono dette anche “rituali” o “cerimoniali”: sono comportamenti non connessi in modo realistico con ciò che dovrebbero neutralizzare o prevenire, e sono considerati chiaramente eccessivi anche agli occhi di chi è costretto ad eseguirli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le forme più comuni di ossessione sono&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;• &lt;i&gt;ossessioni aggressive&lt;/i&gt; (preoccupazioni sull'idea di poter far male a sé o agli altri, pronunciare oscenità o insulti, rubare oggetti ecc.);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni di contaminazione&lt;/i&gt; (preoccupazione o disgusto per i rifiuti o le secrezioni del corpo, per lo sporco, per i germi, per contaminanti ambientali, animali ecc.)&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni sessuali&lt;/i&gt; (pensieri, immagini o impulsi sessuali proibiti o perversi; pensieri di pedofilia o incesto od omosessualità ecc.);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni di accaparramento/accumulo&lt;/i&gt;;&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni a sfondo religioso&lt;/i&gt; (preoccupazioni rispetto a sacrilegi o peccati di blasfemia; eccessiva moralità ecc.);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni di simmetria o di precisione&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni varie&lt;/i&gt; (necessità di sapere o ricordare; timore di dire certe cose; timore di non dire proprio la cosa giusta; paura di perdere oggetti ecc.);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;ossessioni somatiche&lt;/i&gt; (preoccupazioni per le malattie; eccessiva preoccupazione per alcune parti del corpo o per l’aspetto ecc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le forme più comuni di compulsione sono:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;• &lt;i&gt;compulsioni di pulizia/lavaggio&lt;/i&gt; (eccessivo o ritualizzato lavaggio delle mani, fare la doccia, fare il bagno, lavarsi i denti, pettinarsi, pulirsi in generale; pulizia della casa o di altri oggetti inanimati ecc.);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;compulsioni di controllo&lt;/i&gt; (serrature, stufe ecc.; che non sia avvenuto o non avverrà alcun danno a qualcuno o a se stessi; che non sia successo o non succederà nulla di terribile; che non si commetteranno errori ecc.);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;rituali ripetuti&lt;/i&gt; (riscrivere o rileggere; necessità di ripetere attività di routine come entrare/uscire da una porta, sedersi/alzarsi da una sedia ecc.);&lt;br /&gt;&lt;i&gt;• compulsioni relative al contare;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;• compulsione di riordino/ridisposizione;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;• compulsioni di accaparramento/accumulo&lt;/i&gt; (di posta, di vecchi giornali, di rifiuti, di oggetti inutili ecc.; ciò va distinto dalla raccolta per hobby o di preoccupazione per oggetti di valore sentimentale o monetario);&lt;br /&gt;• &lt;i&gt;compulsioni varie&lt;/i&gt; (rituali mentali; compilazione eccessiva di elenchi; necessità di dire, chiedere, confessare ecc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;b&gt;relazione tra ossessioni e compulsioni&lt;/b&gt; può essere definita sulla base della loro relazione funzionale con l’ansia o il distress: mentre le ossessioni producono stati di ansia o distress, le compulsioni sono azioni (mentali o comportamentali) eseguite nel tentativo di attenuare tali stati. Non esistono compulsioni senza ossessioni, esistono tuttavia ossessioni senza compulsioni (ossessioni pure).&lt;br /&gt;Sia le ossessioni che le compulsioni possono essere considerate – alla stregua della qualità del sonno, dell’umore, dell’appetito, della tensione, dello stress, ecc – quali indicatori del benessere e del disagio psicologico generale di un individuo. Raramente ossessioni e compulsioni raggiungono un’intensità, frequenza e caratteristiche tali da interferire significativamente con la vita quotidiana della persona e risultare invalidanti in vario grado come per chi soffre di un Disturbo Ossessivo Compulsivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca in psicologia individua alcuni fattori (o “&lt;i&gt;assunzioni implicite&lt;/i&gt;") che, se da un lato predispongono lo svilupparsi di un disturbo ossessivo compulsivo vero e proprio, dall’altro possono favorirne il mantenimento:&lt;br /&gt;1. &lt;i&gt;&lt;b&gt;Responsabilità&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Un sovradimensionamento della nozione di responsabilità secondo la quale l’interessato disporrebbe di un grado speciale di responsabilità nel prevenire o determinare effetti dannosi nel mondo reale o morale. Pertanto il fatto di non riuscire a prevenire eventuali danni, per omissione, incapacità o impossibilità, è considerato alla stregua di una colpa personale oggettiva.&lt;br /&gt;2. &lt;i&gt;&lt;b&gt;Pensiero&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Assunzione secondo la quale la semplice presenza o formulazione di un pensiero ha implicazioni sul piano reale.&lt;br /&gt;3. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Controllo del pensiero&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. L’assunto di base è che le persone dispongano di un alto grado di controllo sul pensiero spontaneo e siano responsabili. Ciò comporta un monitoraggio frequente di pensieri o immagini mentali presenti alla mente, un senso di responsabilità per l’eventuale presenza di contenuti indesiderati, un obbligo ad allontanarli.&lt;br /&gt;4. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Aspettative sul pericolo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Implica una sovrastima sistematica della probabilità di certe evenienze pericolose ed una sovrastima della loro gravità e delle conseguenze.&lt;br /&gt;5. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Senso di sicurezza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Riguarda due schemi connessi tra di loro: la necessità di raggiungere una certezza del 100% e una scarsa fiducia nelle proprie capacità di far fronte a una situazione nuova, incerta o ambigua.&lt;br /&gt;6. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Perfezionismo.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Una tendenza ad assumere che possa esistere una “soluzione perfetta” per ogni problema e che soluzioni “imperfette” possano avere conseguenze disastrose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo alcuni ricercatori le ossessioni sono fenomeni molto comuni che tendono a scomparire da sole nella maggior parte delle persone. È quando vengono a loro volta considerate pericolose o di speciale importanza che persistono, causando ansia e depressione e, soprattutto, la messa in atto di comportamenti di “neutralizzazione” (“rituali” o “compulsioni”) che possono innescare un circolo vizioso che può portare al disturbo ossessivo compulsivo vero e proprio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tra le caratteristiche più evidenti del disturbo ossessivo compulsivo è rappresentata dai &lt;b&gt;dubbi&lt;/b&gt;: un’antica denominazione del disturbo, infatti, è la "manie du doute". Il dubbio viene alimentato, in genere, dalla mancanza di fiducia nella capacità di ricordare gli eventi o, in termini più generali, dalla sensazione nei soggetti di non “sapere se sanno qualcosa”. Un’altra tra le caratteristiche centrali di chi soffre un disturbo ossessivo compulsivo, è la scarsa tolleranza all’incertezza relativa al campo della propria ossessione. Questa incertezza è spesso ritenuta molto più sgradevole del verificarsi reale dell’evento temuto; anzi, in taluni casi, alcune persone preferiscono che l’esito temuto si verifichi, piuttosto che rimanere nella sgradevole situazione d’incertezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Il dubbio e la &lt;b&gt;scarsa tolleranza all’incertezza&lt;/b&gt; sono strettamente connessi e portano all’elaborazione di strategie (pensieri o azioni rituali) volti a neutralizzare il dubbio stesso. A sua volta, l’impegno profuso in questi tentativi di neutralizzazione produce una maggiore tendenza a emettere azioni compulsive, una difficoltà maggiormente elevata nell’interromperle e un più acuto disagio nel soggetto. Alcune ricerche (Horowitz) evidenziano una correlazione diretta tra la quantità di pensieri o immagini intrusivi e lo stress provato da chi soffre di questo disturbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;b&gt;Disturbo ossessivo compulsivo (DOC)&lt;/b&gt; è caratterizzato dalla presenza di ossessioni che causano un disagio marcato, fanno consumare tempo (anche più di un’ora al giorno) o interferiscono con le normali abitudini quotidiane, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività e le relazioni sociali. Il disturbo è parimenti rappresentato nei maschi e nelle femmine e la prevalenza nel corso della vita è stimata attorno al 2,5%.&amp;nbsp;In passato la prognosi relativa alla risoluzione del disturbo ossessivo compulsivo (DOC) era piuttosto sfavorevole. Ad oggi, invece, l'affinarsi delle conoscenze e delle metodologie di intervento in psicoterapia, permettono una prognosi decisamente più favorevole in tempi di trattamento anche relativamente brevi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-579209550650712236?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/579209550650712236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-ossessivo-compulsivo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/579209550650712236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/579209550650712236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-ossessivo-compulsivo.html' title='Disturbo ossessivo compulsivo'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-6656723179758283316</id><published>2011-06-09T10:30:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:55:11.575-07:00</updated><title type='text'>Ansia, depressione e solitudine</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;u&gt;Ansia e Depressione: il contesto&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ansia, Depressione, Solitudine&lt;/b&gt; diventano condizioni esistenziali che si incastrano tra loro e che sono sempre più diffuse tra i giovani nella fascia d’età compresa tra &amp;nbsp;i 25 e i 40 anni.&lt;br /&gt;Questo fenomeno, in crescente aumento, dipende da molteplici fattori che interessano prevalentemente la sfera lavorativa e affettiva. In questa fascia d’età, la stabilità nell’ambito professionale e sentimentale rappresenta un prerequisito importante per raggiungere quella maturità ed autonomia che ci permettono di fare delle scelte importanti e di dare una direzione ben precisa alla nostra vita.&lt;br /&gt;Per alcuni risulta essere molto frustrante l’impossibilità di accedere ad un’occupazione lavorativa che garantisca un’autonomia economica; per altri è avvilente e demoralizzante ricoprire un posto di lavoro non adeguato ai propri titoli e alle proprie capacità. Altri ancora, nonostante abbiano la possibilità di lavorare o di studiare, non riescono a intrattenere legami affettivi e sentimentali significativi, oppure vivono una situazione di isolamento sociale. In alcuni casi, due o più delle condizioni descritte sopra, coesistono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Fallimento personale percepito&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Questo status psicologico e sociale spesso conduce ad un ritardo nello svincolo dalla famiglia d’origine, dalla quale risulta difficile differenziarsi e aumenta la sensazione di inefficacia, il senso di impotenza, di insoddisfazione e di fallimento nella crescita personale. Tra i molti giovani alle prese con questa nuova condizione psicologica e sociale, alcuni possono contare sul sostegno affettivo ed economico dei propri cari mentre altri non hanno validi punti di riferimento affettivo.&lt;br /&gt;Il fattore &amp;nbsp;che accomuna le persone coinvolte da questo malessere psico-sociale e che risulta essere più destabilizzante per loro, è la percezione di non riuscire &amp;nbsp;a realizzarsi come persona, la sensazione di vivere uno stato di immobilità e ristagno nel quale sono sempre più risucchiate, fino a rassegnarsi e sperimentare questo stallo come uno stile di vita che si sostituisce progressivamente alle proprie ambizioni, alla speranze, alle aspettative su se stessi e sulle proprie capacità.&lt;br /&gt;È molto frequente che persone anche molto giovani, in queste circostanze, incorrano in disturbi d’ansia o stati depressivi che rinforzano ulteriormente la consapevolezza del proprio insuccesso, come in un circolo vizioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Disturbi d'ansia&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;I disturbi che maggiormente accompagnano questo tipo di disagio, sono prevalentemente i disturbi d’ansia.&lt;br /&gt;Prima di tutto è bene ricordare che l’ansia non è sempre un fenomeno distruttivo. L’ansia rappresenta un’emozione di base che ha una funzione primaria nell’evoluzione dell’uomo in quanto comporta uno stato di attivazione neurovegetativa e vigilanza (arousal) funzionale alla sopravvivenza.&lt;br /&gt;Questa componente emozionale si attiva ogni qualvolta una situazione viene percepita come soggettivamente pericolosa. In questi casi, le reazioni animali più comuni sono l’immobilità, la fuga, l’attacco o la ricerca di prossimità con una figura che reputiamo protettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il nostro organismo non fosse in grado di sperimentare l’ansia, non riuscirebbe ad individuare il pericolo e a reagire ad esso. In queste circostanze si tratta di ansia fisiologica .&lt;br /&gt;Essa diventa invece ansia patologica &amp;nbsp;quando persiste in assenza di stimoli potenzialmente pericolosi e comporta una preoccupazione immotivata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vita di tutti i giorni, alcune persone potrebbero manifestare una forma di ansia eccessiva di fronte a situazioni che, fino a qualche settimana prima, non sortivano alcuna agitazione e che, improvvisamente, diventano fattori ansiogeni. Altre persone potrebbero reagire in modo ansioso di fronte all’assunzione di responsabilità che, in quel momento, non riescono a sostenere, per esempio in campo lavorativo o affettivo.&lt;br /&gt;A volte la sorpresa nello scoprire di essere meno forti o determinati di quanto si pensava, può disorientare, confondere e minare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, soprattutto se non se ne conoscono le cause. Spesso questa situazione è accompagnata dalla fantasia di aver deluso noi stessi, le persone che credevano in noi e disatteso le aspettative: questa percezione è tanto più dolorosa quanto più noi siamo abituati a vederci come delle persone capaci, disciplinate, perfezioniste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La certezza del proprio valore si sgretola giorno dopo giorno, lasciando un profondo malessere di cui non si capisce bene l’origine e, questa ulteriore incertezza, contribuisce ad alimentare la sensazione che stiamo perdendo il controllo sulla nostra vita e il potere di darle una direzione. L’ansia che, nel nostro passato, era utile ad affrontare le sfide quotidiane, gradualmente si trasforma in un nemico che inibisce la nostra efficienza personale e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’interno di questo contesto, il disturbo d'ansia compare quando l’individuo è pervaso da una preoccupazione esagerata nei confronti della propria capacità di attivazione che viene considerata rovinosa e inaccettabile e diventa essa stessa un pericolo a cui reagire.&lt;br /&gt;In questi casi la reazione d’allarme è sproporzionata e irragionevole ed è alimentata dall’idea di fondo di non essere in grado di sostenere la situazione, di non averne il controllo e quindi andare incontro alla sicurezza di un insuccesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Ansia e senso di inadeguatezza&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il disturbo d’ansia comporta quotidiane limitazioni nelle persone che ne soffrono, divenendo sempre più invalidante e un ostacolo per la propria vita sociale, affettiva, lavorativa con l’aggravante che aumenta la propria percezione di inadeguatezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti spesso la persona che soffre di un disturbo d’ansia, si percepisce come un individuo disadattato, deficitario e &amp;nbsp;tende a sottrarsi &amp;nbsp;alla situazione temuta adottando un comportamento attivo di evitamento degli altri e delle situazioni che incrementa ulteriormente l’ansia anticipatoria per gli eventi futuri.&lt;br /&gt;Questo circolo vizioso ingabbia l’individuo nella condizione di perenne procrastinatore e provoca un’ inevitabile demoralizzazione secondaria dovuta al senso di sconfitta e rinuncia che, in breve, può contribuire all’insorgenza di un disturbo depressivo. Spesso, alle manifestazioni di ansia, si alternano stati fisici di forte debolezza, astenia, pesantezza presenti fin dalla mattina &amp;nbsp;e a causa dei quali ogni piccolo gesto, soprattutto se si tratta di uscire di casa, diventa un’impresa insormontabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;L' Attacco di panico&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Altre volte, questo senso di inadeguatezza, si presenta sotto forma di un attacco di panico, ovvero &amp;nbsp;la manifestazione improvvisa e limitata nel tempo di una forte ed eccessiva paura che raggiunge rapidamente il picco di un’escalation provocando reazioni fisiche molto intense come tachicardia, sudorazione abbondante, capogiri, tremori, sensazione di soffocamento, vampate di calore, nausea, paura di morire, sensazione di svenimento o mancamenti, derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)….&lt;br /&gt;L’attacco di panico spaventa, sorprende e confonde. Lascia nella persona l’idea di non essere più in grado di gestire determinate situazioni, semina insicurezza soprattutto perché è al di fuori del nostro controllo e ci fa confrontare con la nostra impotenza e con l’imprevedibilità del nostro corpo. Quando la persona ha ripetuti attacchi di panico o prova una forte ansia in merito alla possibilità di avere nuovamente un attacco di panico, insorge un disturbo di panico .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;Terapia e controllo sul malessere&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Molti giovani adulti sono sempre più interessati dai disturbi descritti sopra e questo, in larga parte, oltre a dipendere dal senso di insicurezza e precarietà frutto del nostro tempo, &amp;nbsp;proviene anche da una conoscenza incompleta delle proprie risorse e potenzialità, oltre che dei propri limiti. Questa inconsapevolezza provoca un pesante disagio nelle relazioni e nell’espressione di noi stessi , disagio che blocca la propria crescita e riuscita personale, allontanandoci sempre di più dalla direzione desiderata. Durante queste fasi di transizione, fisiologiche nella vita di una persona, ma disfunzionali se persistono, un percorso terapeutico offre un valido contesto di aiuto. La terapia diventa una preziosa opportunità di evoluzione personale e un bagaglio esperenziale che fornisce gli strumenti necessari a rileggere in modo utile e produttivo le proprie vicende e vissuti emotivi, trovare delle soluzioni praticabili e restituire dignità e potere alle proprie naturali vulnerabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologa_psicoterapeuta.html"&gt;Dott.ssa Maura Santandrea&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-6656723179758283316?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/6656723179758283316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/ansia-depressione-e-solitudine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/6656723179758283316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/6656723179758283316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/ansia-depressione-e-solitudine.html' title='Ansia, depressione e solitudine'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-1752760256781365637</id><published>2011-06-09T10:18:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:56:08.403-07:00</updated><title type='text'>Ipocondria</title><content type='html'>&amp;nbsp;"&lt;b&gt;Ipocondria&lt;/b&gt;" è un termine che ha origini antiche: la prima descrizione risale ad Ippocrate (V sec. a.C.) che parla del “&lt;i&gt;male degli ipocondri&lt;/i&gt;”, responsabile di un disordine delle funzioni digestive, ma anche di sofferenza psicologica, che cagiona melanconia con paura di morire. Il termine deriva dalla denominazione greca della zona superiore dell'addome -&lt;i&gt; gli ipocondri "sotto le coste"&lt;/i&gt; - cioè la sede del fatidico "&lt;i&gt;mal di pancia&lt;/i&gt;", laddove si fanno sentire i sentimenti e le passioni viscerali. Ad oggi il termine “ipocondria” sta comunemente ad indicare dalla più semplice paura di ammalarsi fino al terrore di aver contratto o sviluppato malattie gravissime, invalidanti o mortali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tutti può accadere in qualche occasione di preoccuparsi in maniera eccessiva di una sensazione insolita o di un dolore fisico inaspettato e di temere, di conseguenza, che esso possa essere segnale di una qualche grave malattia. Ciò che differenzia l'ipocondria dal normale timore di essere affetti da qualcosa di grave è il modo in cui la paura si manifesta: non sporadica bensì sistematica e prolungata, accompagnata da un'insistenza che diviene per lo più ossessionante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista medico e psicologico, l’ipocondria è una realtà clinica che, sebbene condivida molte delle caratteristiche dei disturbi d’ansia, viene considerata un&lt;i&gt; disturbo somatoforme caratterizzato dalla “preoccupazione legata alla paura oppure alla convinzione di avere una malattia grave” &lt;/i&gt;che si basa sull’interpretazione soggettiva di segni somatici in qualità di sintomi di una grave malattia. La persona attribuisce questi sintomi o segni alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente (spesso la malattia è percepita a carico dell’apparato cardiovascolare o gastrointestinale). In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca, un tumore, l’AIDS, ecc).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale &lt;b&gt;preoccupazione&lt;/b&gt;, inoltre, tende a persistere nonostante la valutazione e la rassicurazione medica appropriata. Perché si possa parlare di ipocondria, infatti, una valutazione medica completa deve avere escluso qualunque condizione medica generale che possa spiegare pienamente i suoi segni o sintomi fisici (per quanto possa talora essere presente una condizione medica generale concomitante). L’ipocondria può esordire ad ogni età, sebbene la più colpita sia l’età adulta (con un picco tra la quarta e la quinta decade). È rara nell’infanzia e più frequente nell’adolescenza e nella vecchiaia. Il decorso tende a cronicizzarsi, con andamento vario, e sembra guarire spontaneamente solo in un decimo delle persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ipocondria può costituire una entità nosologica a sé stante (&lt;b&gt;ipocondria primaria&lt;/b&gt;), oppure può accompagnarsi ad altre realtà cliniche (più frequentemente i disturbi dell’umore e dell’ansia): in tal caso si parla di &lt;b&gt;ipocondria secondaria&lt;/b&gt;. Generalmente è l’ipocondria secondaria che ha più probabilità di essere affrontata attraverso un percorso psicoterapia in quanto l’ipocondria primaria tende ad essere appannaggio quasi esclusivo degli ambulatori di medicina generale (o specialistica) e questo perché gli ipocondriaci si presentano con la ferma convinzione di avere una malattia organica escludendo fermamente la presenza di una qualsiasi forma di disagio psicologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi soffre di ipocondria primaria, infatti, ricerca la soluzione medica della malattia: la sua è una preoccupazione legata alla paura o alla convinzione di avere una malattia, non la preoccupazione per la malattia. Il non riuscire mai a trovare una risposta adeguata al malessere viene vissuto con l’idea di essere ammalato e con le conseguenze che questo comporta in termini di sofferenza e preclusione rispetto ad ogni attività che non sia improntata alla soluzione del problema salute. Avendo la quasi certezza di avere qualcosa di grave, l’ipocondriaco può arrivare a vedere nel medico il migliore amico, l’unico in grado di rassicurarlo perlomeno momentaneamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ansia (ed in un secondo momento anche la depressione e la rabbia) è la risposta emotiva associata alla percezione di minaccia che entra in campo quando vengono attivati gli schemi di pericolo relativi alla salute fisica, minaccia che diventa intollerabile con l’aumentare dell’incertezza, fino ad istituire un’equivalenza tra l’incertezza ed il rischio di malattia. Ad un livello più profondo, infatti, l’ipocondriaco non si sente capace di prevedere la malattia e di influire su di essa ed adotta quindi una euristica di prevenzione (“se non ti preoccupi per la tua salute, potresti ammalarti” o “appena c’è qualcosa che non va ci si deve recare a fare un controllo medico, altrimenti sarà troppo tardi”) in cui prevedere non solo implica la possibilità di prevenire, ma è di per sé una forma di prevenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In genere l’ipocondriaco reagisce a questo stato ansiogeno di allarme attraverso delle strategie comportamentali che, sebbene abbiano il fine di lenire lo stato di malessere (e nell’immediato hanno successo), finiscono a lungo termine con il contribuire al mantenimento del problema nel suo complesso. Tali strategie comportamentali, schematicamente, includono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- Il controllo&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- L’evitamento&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- Comportamenti protettivi&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- La ricerca di rassicurazioni&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;b&gt;strategia del controllo&lt;/b&gt; risponde alla speranza illusoria di poter arrivare ad una certezza assoluta che possa fornire la garanzia che non sia presente o che non si avveri l’evento temuto (la malattia). Proprio per questo, l’ipocondriaco diventa una persona molto attenta ad ogni piccolo cambiamento somatico e tiene costantemente sotto controllo il suo fisico, monitorandolo di continuo alla ricerca di eventuali segni di malattia: tipicamente si osserva un aumento di attenzione per i processi fisici endogeni (come il ritmo cardiaco, l’attività gastrointestinale, la deglutizione, la respirazione, ecc); sugli aspetti esteriori del corpo (l’asimmetria del corpo, l’irregolarità delle macchie della pelle, la perdita o la crescita irregolare dei capelli e la grandezza delle pupille); o anche sulle secrezioni del corpo (ad esempio il colore della saliva, delle feci e dell’urina), ecc.&lt;br /&gt;Sebbene, perlomeno inizialmente, l’esito negativo di un controllo possa essere stato in grado di garantire una momentanea riduzione dell’ansia legata alla possibilità (che l’ipocondriaco trasforma in probabilità) di essere malato, successivamente, ogni minima alterazione che nota, può fungere da conferma all’idea di avere una grave malattia. D’altra parte, i ripetuti controlli del corpo, come la palpitazione dell’addome per valutarne il disagio, o l’autoesame per valutare la presenza di sangue nel retto o per individuare noduli al seno o ai testicoli, possono causare irritazioni e lesioni del tessuto. Inoltre, respirare profondamente per verificare il funzionamento dei polmoni produce eccessiva tensione e dolore al torace; effettuare forzate deglutizioni per verificare anomalie alla gola, rende più difficile la deglutizione stessa o, infine, controllare il polso mettendo in evidenza le normali fluttuazioni dei battiti, producono un disagio che, a sua volta, può essere interpretato come un’ulteriore prova della presenza di una patologia somatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I &lt;b&gt;comportamenti di evitamento&lt;/b&gt; possono assumere forme diverse, tra cui eludere alcune attività come sforzi fisici, oppure situazioni che espongono l’individuo a rimuginare sul proprio stato di salute o all’ansia (ad esempio cercando di controllare i propri pensieri nel tentativo di non pensare ai problemi di salute). In realtà, l’evitamento di comportamenti considerati a rischio, come l’esercizio fisico, impedisce alla persona di vivere esperienze in grado di smentire le proprie idee relative lo stato di malattia, mentre il tentativo di sopprimere certi pensieri spesso porta ad un paradossale incremento degli stessi.&lt;br /&gt;Nei casi più estremi, la paura di contrarre malattie può indurre a tenere un comportamento sospettoso e di chiusura nei confronti del mondo esterno a quello parentale, temendo i pericoli e le prove insite nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali. In questo modo l’ossessione della malattia arriva ad incidere sulla vita sociale dell’ipocondriaco ed a influire anche sulla vita di chi gli sta vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ansia connessa allo stato di salute, i diversi &lt;b&gt;comportamenti protettivi&lt;/b&gt; vengono messi in atto per ridurre il rischio di malattie future. Ad esempio, se la malattia temuta fosse relativa al proprio sistema cardiovascolare, la persona può assumere quotidianamente un’aspirina o delle vitamine aggiuntive, in assenza di specifiche indicazioni mediche. Entro certi limiti questo non produce effetti significativi sul corpo ma, in ogni caso, contribuisce a mantenere vivo il disagio relativo al benessere fisico e l’idea di essere deboli e di necessitare di tutte le cure possibili per non ammalarsi.&lt;br /&gt;Un altro tipo di precauzione può essere invece quella del riposo protratto per lungo tempo; questo può condurre a complicazioni tra cui la perdita di agilità e forza del corpo che, a loro volta, possono essere considerate prove di una grave patologia in atto. In certi casi, chi soffre di ipocondria, analogamente a chi soffre di un disturbo ossessivo compulsivo, può arrivare ad effettuare (con una certa frequenza) una serie di riti (come per esempio lavarsi le mani) atti a scongiurare e proteggersi dalle insidie provenienti dall'ambiente che lo circonda, ed a consentire, allo stesso tempo, di attenuare il disagio provato. Esempi di comportamenti protettivi potrebbero moltiplicarsi ma, quanto hanno in comune, è l’effetto di contribuire a mantenere focalizzata l’attenzione sul problema e quindi ad intensificare i sintomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;b&gt;rassicurazione&lt;/b&gt; può essere ricercata in vari modi dall’ipocondriaco: spesso viengono chieste al coniuge o ad altri familiari informazioni sul sintomo, oppure un’accurata descrizione di quelli manifestati da altri. Inoltre, si può ricorrere a consultazioni mediche, richieste di ulteriori valutazioni e indagini strumentali, o allo studio di articoli e libri di medicina, nel tentativo di giungere autonomamente ad una diagnosi che escluda patologie. In tutti questi casi, ciò che inizialmente ha il potere di tranquillizzare momentaneamente l’ipocondriaco, ben presto diventa motivo aggiuntivo di angoscia. Nel caso delle visite mediche, ad esempio, l’esito favorevole delle indagini, inizialmente in grado di mitigare l’angoscia, diventa insufficiente dal momento che il paziente sente esserci qualcosa che non va e il medico non giunge ad una diagnosi che dia senso al suo malessere.&lt;br /&gt;L’esito delle indagini viene reinterpretato dal paziente sulla base delle proprie convinzioni: “il medico non è riuscito a capire la vera natura del mio problema” (a diagnosticarlo correttamente) e quindi non è stato in grado di fornire la soluzione adeguata. La malattia, e la ricerca di una diagnosi, possono così diventare un tema fisso e dominante: l'ipocondriaco inizia ad abusare di continue visite ed indagini specialistiche e, nonostante gli esiti negativi, non c’è esame, ripetuto anche più volte, che basti a tranquillizzarsi. Un ipocondriaco preoccupato di avere una malattia cardiaca, ad esempio, non si sentirà rassicurato dalla ripetuta negatività dei reperti delle visite mediche, dell'ECG, o persino della angiografia cardiaca. Quanto maggiore è la gravità attribuita al rischio di malattia, quanto più l’ipocondriaco tenderà a svalutare l’importanza di spiegazioni alternative dei sintomi, mettendo a fuoco unicamente solo le informazioni a conferma dell’idea di malattia. Ancora una volta, la tentata soluzione, finisce con l’alimentare il problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A peggiorare la situazione di chi soffre di ipocondria è, in certi casi, il modo in cui queste persone finiscono per l’essere considerate: dei “malati immaginari”. L’ipocondriaco – in realtà – avverte tutta la sintomatologia di una determinata patologia: quello che per una persona normale può essere un banale dolore intercostale, per l’ipocondriaco diventa un dolore toracico insopportabile e terrorizzante. Ed è vero che lo sente così perché è talmente sensibilizzato all’ascolto del corpo, che la sua soglia del dolore si abbassa e quindi percepisce il dolore con maggiore intensità. È da considerare, per di più, anche il fatto che la costante paura di ammalarsi, associata al rimuginio sulla malattia, costituendo di per sé una forma di autosuggestione, in alcuni casi può portare a somatizzare i sintomi della malattia in questione innescando un circuito di comunicazione fra psiche e soma che predispone all’insorgenza di malattie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludendo, in misura proporzionale alla gravità del disturbo, la vita dell’ipocondriaco può polarizzarsi sul &lt;b&gt;&lt;i&gt;dilemma salute/malattia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in modo progressivamente sempre più pervasivo. La preoccupazione riguardante le malattie temute può diventare un elemento centrale dell’immagine di sé, un argomento abituale di conversazione e un modo di rispondere agli stress della vita. Ciò facilita, nei pazienti ipocondriaci, la percezione di essere delle persone fragili, vulnerabili, deboli, facili alle malattie. Questa immagine di sé può generalizzarsi fino a costituire uno dei perni intorno al quale si costruisce il senso della propria identità.&lt;br /&gt;D’altra parte, il concetto di salute (come polarità opposta a quello di malattia) è idealizzato dall’ipocondriaco come uno stato definitivo di sanità totale, costruito in uno scenario vago e privo di caratteristiche concrete: è difficile dire se questa idea di salute sia l’origine o la conseguenza delle preoccupazioni relative lo stato di malattia, anche se probabilmente l’idea di “salute” e di “malattia” costituiscono, nel quadro di riferimento dell’ipocondria, le due facce della stessa medaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-1752760256781365637?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/1752760256781365637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/ipocondria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/1752760256781365637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/1752760256781365637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/ipocondria.html' title='Ipocondria'/><author><name>Dott. 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Le situazioni più comunemente evitate includono l’essere nella folla, per esempio in una strada, o in un negozio affollato, oppure il trovarsi in tunnel, sui ponti, sugli ascensori o su un mezzo pubblico. Spesso l‘agorafobico, uscendo di casa, vorrebbe essere accompagnato da un membro della famiglia o da un amico.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;L’agorafobia è molto spesso accompagnata da episodi ansiosi o &lt;b&gt;&lt;i&gt;attacchi di panico&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e, questa componente, mina e scoraggia la costruzione di progetti di&lt;i&gt; autonomia&lt;/i&gt;. L’attacco d’ansia o di panico rafforza la convinzione della persona circa il bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui fino a rendere impossibili una serie di attività anche elementari (come il fare la spesa).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Si innesca così un &lt;i&gt;circolo vizioso in cui gli attacchi d’ansia e panico&lt;/i&gt; aumentano la dipendenza dagli altri e le sensazioni di incapacità personale; queste a loro volta, rendono più esasperato lo stato conflittuale e di insoddisfazione, facilitando ulteriormente la comparsa dell’ansia.&amp;nbsp;Chi soffre di agorafobia, in genere, sembra suddividere lo spazio in “zone sicure” e “zone pericolose”, laddove le zone sicure in genere sono definite dalla vicinanza alla propria casa o ad una persona significativa e di fiducia.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Avvicinandosi alle situazioni che teme, l’agorafobico inizia a sentirsi vulnerabile e ad anticiparsi mentalmente tutte le afflizioni che potrebbero capitargli: potrebbe andare fuori strada con l’auto o investire un pedone, perdersi, essere investito da un’auto mentre attraversa la strada o soffocare in un tunnel della metropolitana (inoltre, gallerie e ponti possono crollare, gli autobus possono avere incidenti e gli ascensori bloccarsi, ecc). Tali premesse, finiscono con il generare i segni di agitazione tipici dell’ansia (tachicardia, dolori addominali, sensazione di soffocamento, di svenimento o di debolezza generalizzata, sudorazione eccessiva, ecc) che, a loro volta, possono essere considerati, dalla persona, indicativi di un grave disturbo fisico o mentale.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Ne conseguono evitamenti sistematici e limitazioni più o meno gravi nelle possibilità di spostamento (verso tutte le zone ritenute pericolose) e, più in generale, nell’autonomia personale: si passa da limitazioni abbastanza lievi (ad esempio, evitare certi viaggi se non accompagnati) a limitazioni più gravi (ad esempio il recarsi a lavoro o l’affrontare seppur piccoli spostamenti nel proprio quartiere). Nei casi estremi, chi soffre di agorafobia può arrivare a vivere recluso in casa propria ed a dipendere completamente dai familiari.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Sembrano esistere varie combinazioni di atteggiamenti e tratti che rendono l’individuo vulnerabile allo sviluppo di questo disturbo. Tra questi ci sono: un accento all’autodeterminazione e un’ipersensibilità collegata al controllo o all’interferenza; una tendenza a reagire alla minaccia con il desiderio di fuggire; una perdita di sicurezza quando si è lontani da casa; un modello di interpretazione dei sintomi somatici come segni di un immediato scompenso fisico o psicologico; e una strategia di dipendenza da una figura protettrice per ottenere rassicurazione e assistenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Molto spesso, chi soffre di agorafobia, è riluttante nello stare troppo attaccato alla &lt;i&gt;figura protettrice&lt;/i&gt;, per timore di essere dominato, o troppo lontano per timore di incontrare una situazione dove ha bisogno d’aiuto. Tutto questo trova un parallelo nella sua sensibilità alle configurazioni spaziali: chi soffre di agorafobia evita sia gli spazi troppo stretti (luoghi affollati, stanzini, ascensori, ecc) che quelli troppo ampi (supermercati, centri commerciali, ampie distese pianeggianti, anfiteatri, ecc). Sia dal punto di vista spaziale, che da quello relazionale, le persone che soffrono di agorafobia possono sentirsi intrappolate in situazioni che non possono risolvere sia perché non sono in grado di staccarsi da quella persona o quella situazione che garantisce loro la sicurezza, sia perché si percepiscono prive di abilità gestionali.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Alcuni ricercatori hanno ipotizzato&lt;b&gt; alcune precondizioni per l’insorgenza dell’agorafobia &lt;/b&gt;che ruotano principalmente attorno all’&lt;i&gt;autosufficienza&lt;/i&gt; e all’&lt;i&gt;autonomia personale&lt;/i&gt; così come si viene a costituire durante la conclusione del periodo adolescenziale. Questo sviluppo, comunemente difficile, diventa problematico per quegli adolescenti e quei giovani che abbiano delle ragioni per dubitare di essere in grado di agire autonomamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;È possibile che questa crisi venga risolta o evitata sostituendo la dipendenza dai genitori con quella nei confronti del coniuge; tuttavia, l’individuo può trovarsi in uno stato conflittuale anche dopo parecchi anni di matrimonio allorché l’impulso ad andarsene contrasta con la percezione della propria incapacità di vivere da solo. La situazione si può complicare ulteriormente con la nascita dei figli, la cui presenza può accrescere il livello di paura per le responsabilità che devono essere assunte, oltre che costringere, allo stesso tempo, nella relazione matrimoniale.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;I &lt;b&gt;sintomi dell'agorafobia&lt;/b&gt; spesso sono l'espressione del conflitto tra la naturale spinta evolutiva verso l’autonomia e l’opposto desiderio di rimanere in un ambiente noto e familiare. In genere, la circostanza che sembra condizionare maggiormente quanti soffrono di agorafobia è, da una parte, l’accresciuta aspettativa che si assumano le responsabilità dell’età adulta (come nel caso della paternità o della maternità) e/o, allo stesso tempo, che siano più indipendenti. La nascita di un bambino ad esempio, la perdita di una figura cara importante attraverso la separazione o la morte, un aumento di responsabilità a casa o a lavoro, sono tutte situazioni in grado di far precipitare i sintomi agorafobici. L’aumento di responsabilità rappresenta una minaccia per un agorafobico poiché egli crede che, se si comporterà inadeguatamente, potranno esserci conseguenze disastrose. Pertanto, la fiducia in sé stesso può essere minacciata sia dalle aspettative aumentate che dall’allontanamento di un sostegno sociale.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Come disturbo, l’agorafobia sembra essere più comune tra le donne e l’insorgenza tipica si colloca tra i venti e i trent’anni, sembra interessare circa il 2-3% della popolazione generale e, nonostante non esistano studi rigorosi al riguardo, molti ricercatori ipotizzano un decorso cronico in assenza di trattamento. Non è raro che molti pazienti che si presentano per una psicoterapia soffrano di manifestazioni agorafobiche da diversi anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-4720118097791206856?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/4720118097791206856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/agorafobia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/4720118097791206856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/4720118097791206856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/agorafobia.html' title='Agorafobia'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-7502668115171105605</id><published>2011-06-09T06:49:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:57:21.434-07:00</updated><title type='text'>Disturbo da Attacchi di Panico</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;Gli &lt;b&gt;attacchi di panico&lt;/b&gt;, come riportato dal manuale diagnostico psichiatrico (DSM IV), consistono in "&lt;i&gt;un'improvvisa manifestazione di ansia o una rapida escalation di quella solitamente presente. Nel particolare, un episodio può essere caratterizzato da risposte fisiche quali palpitazioni, capogiri, sudorazione, sensazione di soffocamento, tremore o brividi. Chi sperimenta un attacco di panico avverte una perdita di controllo, una sensazione di dissolvimento del sé, la paura (o un livello molto forte di ansia) prende il sopravvento sulla capacità decisionale del soggetto che si percepisce in forte pericolo e senza risorse per reagire&lt;/i&gt;", in una sorta di stato dissociato che può portare ad una fuga più o meno precipitosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;Dal punto di vista sintomatologico, il disturbo si concretizza nel "corteo" di sintomi della paura.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;La paura è un'emozione provata in tutto il regno animale e serve a preparare l'organismo, nel suo insieme di psiche e soma, ad affrontare un pericolo e ad approntare il comportamento di risposta all'evento temuto: generalmente &lt;i&gt;la fuga&lt;/i&gt; o l'attacco. Esiste un continuum di percezioni ansiose che possono oscillare&lt;i&gt; dall'esitazione fino all'ansia&lt;/i&gt;, alla paura, al panico: negli organismi normali, quanto maggiore è la minaccia percepita (e più grave la posta in gioco), tanto maggiore sarà l'intensità di questi meccanismi preparatori (la risposta alla minaccia reale o percepita).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;I &lt;b&gt;&lt;u&gt;sintomi del disturbo da attacchi di panico&lt;/u&gt;&lt;/b&gt; sono classificati, da un punto di vista psicodiagnostico, attraverso dei criteri che includono:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;- Un periodo preciso di intensi paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;2) sudorazione;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;3) tremori fini o a grandi scosse;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;4)dispnea o sensazione di soffocamento;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;5) sensazione di asfissia;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;6) dolore o fastidio al petto;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;7) nausea o disturbi addominali;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;8 ) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; 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padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;11) paura di morire;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;i&gt;13) brividi o vampate di calore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;L’attacco di panico ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti) ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;E’ importante considerare, inoltre, il contesto in cui si manifesta l’attacco. Vi sono &lt;b&gt;&lt;u&gt;tre tipi di attacco di panico&lt;/u&gt;&lt;/b&gt; caratteristici con differenti relazioni tra l’esordio dell’attacco e la presenza o assenza di fattori scatenati situazionali:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;-&lt;b&gt; Attacchi di panico inaspettati&lt;/b&gt; nei quali l’esordio non è associato con un fattore scatenante situazionale;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;- &lt;b&gt;Attacchi di panico provocati dalla situazione&lt;/b&gt; nei quali l’attacco quasi invariabilmente si manifesta subito durante l’esposizione o nell’attesa dello stimolo o fattore scatenante situazionale;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;- &lt;b&gt;Attacchi di panico sensibili alla situazione&lt;/b&gt;, che hanno più probabilità di manifestarsi in seguito all’esposizione allo stimolo o al fattore scatenate situazionale, ma non sono invariabilmente associati con lo stimolo e si manifestano necessariamente subito dopo l’esposizione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;Soffrire un disturbo di attacchi di panico significa fare esperienza frequentemente di forti stati ansiosi, con lunghe e faticose ruminazioni, che talvolta sfociano nella paura di poter soffrire, perdere il controllo fino a poterne anche morire. La paura tende a generare confusione, stordimento, assenza: durante un attacco di panico, la concentrazione si focalizza sul pericolo, il cervello esamina velocemente azioni alternative sotto pressione, dissociandosi da ogni altro pensiero. In questo stato, la persona può arrivare a percepire un senso di estraneità da sé, una sensazione di stordimento o di vertigine. Il ritmo di respiro può diventare affannoso, è possibile percepire del formicolio, sensazioni di torpore o vampate di calore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;Da quanto detto, è possibile definire &lt;b&gt;la reazione psicofisiologica del&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;panico&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;come una&amp;nbsp;&lt;i&gt;forma estrema di paura&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;: si tratta di una reazione innescata dalla percezione attraverso i nostri sensi o da immagini mentali (di tipo sia realistico che fantastico), che coinvolge l'intero organismo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;Quando l'attivazione fisiologica che segue alla percezione di una minaccia diviene, a sua volta, oggetto di valutazione catastrofica (e diventa essa stessa una minaccia),&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&amp;nbsp;può generarsi uno stato di apprensione ansiosa incentrata sui propri stati corporei interni e fisiologici che, una volta innescato, può diventare &lt;i&gt;ricorsivo&lt;/i&gt; (tendendo così ad &lt;i&gt;auto-alimentarsi&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;). Si passa così da uno stato funzionale ad uno disfunzionale. Il panico vero e proprio, infatti, la persona lo raggiunge focalizzando l'attenzione sui propri stati interni fisiologici in reazione alla paura.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;In seguito ad un attacco di panico (o all'esperienza di numerosi attacchi di panico) può anche insorgere - ma non è una regola - &lt;b&gt;&lt;i&gt;la paura della paura&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: ossia la paura relativa alla possibilità che possa verificarsi nuovamente un attacco di panico in situazioni in cui potrebbe essere difficile da gestire (o da "controllare"). Tale paura porta spesso ad evitare le situazioni ritenute potenzialmente "a rischio", limitando così la libertà e lo stile di vita personale. Non è infrequente, infatti, che un disturbo di attacchi di panico si associ ad una sindrome agorafobica (uno stato connotato dall'intensa paura di rimanere soli o di trovarsi in luoghi dai quali, nel caso di un malore o di un attacco di panico, la fuga potrebbe essere difficile o l'aiuto non disponibile).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;La terapia del disturbo da attacchi di panico ha in generale, come primo obiettivo, quello di portare gradualmente il paziente a gestire "&lt;i&gt;involontariamente&lt;/i&gt;" le proprie emozioni (panico, paura e ansia) piuttosto che continuare a sforzarsi di controllarle e di combatterle senza successo. Riportando ad un livello funzionale ed adattivo lo stile di vita personale del paziente attraverso la riduzione progressiva dei sintomi, si evita che la persona rimanga troppo a lungo vittima dei limiti imposti dal panico. Una volta fuori dal circolo vizioso del disturbo, la seconda fase della terapia permette di riorientarsi in una nuova realtà priva del problema.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;&lt;div style="color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; line-height: normal; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; line-height: normal; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; line-height: normal; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #28264a; font-family: 'Maiandra GD', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; line-height: 21px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 25px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/disturbo_da_attacchi_di_panico.html" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #740000; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-7502668115171105605?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/7502668115171105605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-da-attacchi-di-panico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/7502668115171105605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/7502668115171105605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-da-attacchi-di-panico.html' title='Disturbo da Attacchi di Panico'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-1059619886187824634</id><published>2011-06-09T06:33:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:58:08.688-07:00</updated><title type='text'>Disturbo d'ansia sociale - Fobia sociale</title><content type='html'>Ansia sociale e fobia sociale sono termini spesso usati come sinonimi: lo stesso Manuale Diagnostico Psichiatrico (DSM IV), accanto al termine &lt;b&gt;fobia sociale&lt;/b&gt;, pone tra parentesi quello di&lt;b&gt; disturbo d’ansia sociale&lt;/b&gt;. La fobia sociale è un &amp;nbsp;disturbo d'ansia caratterizzato da una "marcata paura di esporsi a una o più situazioni sociali o di eseguire in pubblico – e sotto osservazione – alcune semplici azioni, valutate dalla persona come vere e proprie prestazioni: essere presentati a persone sconosciute (soprattutto se ritenute importanti), parlare in pubblico, cibarsi davanti ad altre persone (ospiti o talora anche familiari), scrivere di fronte agli altri, utilizzare il telefono in pubblico, fare la fila al supermercato, ecc".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le situazioni temute sono caratterizzate dalla paura di poter essere osservati, giudicati, valutati negativamente come persona inadeguata e ridicola. Tale paura, attraverso l’attivazione dei correlati fisiologici dell’ansia, va ad innescare tutta una serie di processi che determinano uno scadimento delle capacità relazionali &amp;nbsp;che, a loro volta, finiscono per agire come conferma dell’assoluta incapacità di trasmettere agli altri una immagine di sé soddisfacente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il processo che lega tra loro i sintomi della fobia sociale, ha a che fare con le emozioni di ansia e vergogna: alla sintomatologia somatica dell’ansia (tremori, rossore, vampate di calore, sudorazione, palpitazioni, ipertono muscolare, confusione mentale, discinesie gastrointestinali) &amp;nbsp;si associano le reazioni comportamentali tipiche della vergogna (rossore del viso, postura dimessa e sfuggente, capo chino, tendenza ad abbassare lo sguardo, desiderio di sprofondare - e comunque di sfuggire lo sguardo altrui - ecc).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla nostra esperienza professionale possiamo dire che le persone che soffrono &amp;nbsp;di fobia sociale hanno spesso un livello di istruzione molto elevato, sono intelligenti e sensibili ma, pretendendo da sé degli standard molto elevati, risultano incapaci di esprimere il proprio potenziale umano e culturale in quanto sono spesso "occupati" in una incessante quanto severa attività di autocritica.&lt;br /&gt;La scarsa valutazione delle proprie possibilità, del proprio valore, della propria accettabilità porta queste persone a percepirsi come senza qualità, come individui su cui non vale la pena investire nulla: non a caso, spesso, chi soffre d'ansia sociale arriva in terapia single e con un lavoro insoddisfacente. &amp;nbsp;Quando l'autocritica inizia a presentarsi in automatico nelle situazioni sociali, i pensieri autosvalutativi finiscono con l'impedire, o deviare, l'attenzione da ciò che realmente sta accadendo intorno a sé, lasciando spazio ai correlati fisiologici dell’ansia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rispondere sia al bisogno di tenere sotto controllo gli eventi (nel tentativo di eliminare il rischio di sbagliare), che al dubbio costante sulle azioni da intraprendere, chi soffre di fobia sociale sviluppa una tipica forma di pensiero: il rimuginio. Attraverso il rimuginio la persona ripropone incessantemente a sé stessa la scena del proprio disastro sociale (senza peraltro riuscire a trovare la soluzione al proprio problema) come in una sorta di preparazione all'evento futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è poi, anche il rimuginio post evento, che a sua volta volge al tempo passato. Attraverso questo processo di pensiero, infatti, la persona impiega tempo ed energie a ripensare, rianalizzare e rivivere situazioni sociali fallimentari del suo passato. In questi modi, il rimuginio contribuisce a rendere la percezione dell’evento temuto come qualcosa di sempre più pericoloso ed insostenibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soffrire di fobia sociale spesso implica il tentativo di controllare ogni aspetto del proprio stato interno, della propria attività comunicativa verbale e non verbale a scapito della propria naturalezza: la persona risulta così concentrata sui propri controlli e sulle strategie che adopera per evitare i rischi, da non riuscire a dedicare la benché minima attenzione agli altri ed alla situazione sociale nel suo complesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fulcro del disturbo &amp;nbsp;sta nel fatto che la persona tende a strutturare l’immagine che ha di sé sull’unica base di un successo sociale che non avviene mai: il giudizio degli altri è determinante e temuto al tempo stesso. Da un lato lo scopo principale nel relazionarsi agli altri è quello di fare bella figura, di lasciare un’immagine di sé positiva, dall’altro invece, ci si sente particolarmente insicuri di poter ottenere quanto si desidera. È infatti il timore che le proprie prestazioni espongano a valutazioni negative da parte degli altri, la paura del giudizio negativo altrui, a costituire l’aspetto centrale della fobia sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Fare brutta figura&lt;/i&gt; può diventare il motivo intorno al quale può svilupparsi la tendenza a non tollerare l’incertezza degli eventi: è tremendo per chi soffre di fobia sociale pensare di potersi ritrovare goffo, impacciato o col volto rosso e sudato. La persona arriva a percepirsi senza potere nell’ottenere quanto più desidera (mostrarsi adeguato) e fa esperienza della paura e del dispiacere di poter ottenere solo valutazioni negative a scapito dell’immagine che ha di sé. L’intolleranza delle incertezze introduce, chi soffre di fobia sociale, in un circolo vizioso di prestazioni inefficaci che inducono da un lato, a considerare il relazionarsi agli altri alla stregua di una vera e propria "prestazione", dall'altro, all'evitamento delle situazioni sociali percepite come rischiose, a scapito del proprio stile di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista epidemiologico, il disturbo d'ansia sociale è una realtà clinica piuttosto comune che, spesso, si associa ad altri disturbi: in primis il &lt;i&gt;&lt;b&gt;disturbo da attacchi di panico&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; e la &lt;b&gt;&lt;i&gt;depressione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-1059619886187824634?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/1059619886187824634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-dansia-sociale-fobia-sociale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/1059619886187824634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/1059619886187824634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-dansia-sociale-fobia-sociale.html' title='Disturbo d&apos;ansia sociale - Fobia sociale'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-4819946381198696190</id><published>2011-06-09T03:35:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:58:43.296-07:00</updated><title type='text'>Disturbo d'ansia generalizzata</title><content type='html'>Il &lt;b&gt;Disturbo d’ansia generalizzata&lt;/b&gt; (DAG) è una realtà clinica che caratterizza quei soggetti che appaiono cronicamente ansiosi e apprensivi e che, versando in uno stato di eccessiva preoccupazione per le circostanze quotidiane, vivono una condizione costante di allarme ed ipervigilanza. Le caratteristiche principali del disturbo d’ansia generalizzata includono la presenza di ansia (una preoccupazione sottoforma di attesa apprensiva), la difficoltà nel gestire la preoccupazione e qualcuno dell’insieme dei sintomi che l’accompagnano:&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- irrequietezza o sentirsi tesi e con i nervi a fior di pelle&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- facile affaticabilità&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- difficoltà o vuoti di memoria&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- irritabilità&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- tensione muscolare&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;- alterazione del sonno&lt;/i&gt; (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In linee generali, il tratto che caratterizza il disturbo d'ansia generalizzata è la presenza di ansia persistente in concomitanza alla componente somatica da essa attivata. La componente somatica associata all’ansia è costruita da sintomi a carico del sistema neurovegetativo che favoriscono l'alterazione dell’attività cardiovascolare, dell’apparato respiratorio, del sistema neuromuscolare, dell’apparato gastrointestinale, del tratto urinario e della pelle. Spesso la componente somatica del disturbo è ciò che motiva i pazienti a consultare il medico di famiglia, l’internista, il cardiologo, lo pneumologo, il gastroenterologo, prima di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista psicologico, nel disturbo d’ansia generalizzata l’apprensione è uno stato di preoccupazione costante (anche se fluttuante) orientata verso l'esterno: verso un mondo vissuto come pieno di minacce e di pericoli. Sebbene nel vissuto ansioso vi sia una tendenza a concentrarsi su alcuni timori (il timore per la salute fisica, il timore per la sorte di persone care, il timore di eventi esterni imprevisti), nel disturbo d’ansia generalizzato non vi è la focalizzazione dell’attenzione su un particolare parametro (come accade nel panico o nell’ipocondria – in cui l’attenzione si concentra sui segnali fisici – o nell’ossessività, in cui l’attenzione si concentra sui pensieri di responsabilità e colpa). Chi soffre un disturbo d’ansia generalizzata è in genere poco attento ai suoi segnali interni, sia fisici che mentali. La sua attenzione è piuttosto diretta alla realtà esterna, percepita come minacciosa e affrontata con uno stato d’animo che risponde ad una euristica del tipo: “le cose andranno comunque a finire male” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra caratteristica tipica di chi soffre di un disturbo d’ansia generalizzata è che, sebbene la persona sia poco attenta ai propri stati interni, ne sviluppa il timore: la persona tende ad inibire le emozioni vissute anch’esse come minacciose. Il dilemma&lt;i&gt; tranquillità/vulnerabilità&lt;/i&gt; e&lt;i&gt; allerta/sicurezza&lt;/i&gt; è la forma che assume il conflitto di chi soffre questo disturbo: la quiete viene valutata come incoscienza, impreparazione al pericolo incombente, mentre la preoccupazione diventa qualcosa di positivo, attraverso euristiche del tipo: “Faccio bene a preoccuparmi, il mondo è pericoloso!” oppure “Se non mi preoccupo le cose potrebbero peggiorare irrimediabilmente”. In questo stato di apprensione, il “rimuginio” diventa un modo per affrontare le situazioni, controllare la realtà e prevenire i problemi: l’attenzione può arrivare a focalizzarsi anche senza sosta sui potenziali pericoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come tutte le persone ansiose, chi soffre di un disturbo d’ansia generalizzata (DAG), si giudica negativamente e può arrivare a nutrire la convinzione di essere particolarmente apprensivo per “debolezza” perché si fa “impressionare troppo”, perché “non riesce a fregarsene” o perché ci “pensa troppo”, costruendosi così la fantasia della “persona forte” idealizzata come di una persona che non sperimenta mai insicurezza, ansia, timore, paura, ecc. L’immagine di sé favorisce il passaggio dall’intolleranza all’incertezza, in modo più o meno consapevole. La persona può o meno riconoscere razionalmente che il mondo non è poi così pericoloso, tuttavia non tollera l’intrinseca incertezza degli eventi: qualsiasi esito negativo, di per sé, diventa insopportabile. In altre parole, solo la certezza assoluta della sicurezza viene ritenuta un criterio accettabile per tranquillizzarsi, e questo favorisce, a sua volta, il rimuginio come forma di controllo e prevenzione delle situazioni di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un buon parametro per valutare la gravità del disturbo è la tendenza ad evitare le situazioni vissute come minacciose. L’evitamento ha due conseguenze importanti: la prima è che, evitando, le ipotesi catastrofica non hanno modo di essere disconfermate dall’esperienza di sopportazione e di gestione del pericolo; la seconda conseguenza sono gli effetti prevedibili che l’evitare comporta in termini di autostima personale: quanto più la persona intuisce l’eccessività dei propri timori, tanto più questa forma di consapevolezza, invece di indurre ad un’autocritica potenzialmente costruttiva, porta la persona ad interpretare le proprie reazioni di evitamento come un segno di debolezza: ci si inizia a paragonare agli altri e ci si vede vulnerabili e fragili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca epidemiologica ha permesso di stimare la prevalenza del disturbo d’ansia generalizzata in percentuali che variano dal 3% all’8% di coloro che richiedono un intervento sanitario. In assenza di terapia, il corso del disturbo tende ad essere cronico fluttuante (peggiorando nei periodi di stress). L’età d’esordio è, invece, spesso difficile da definire con esattezza in quanto la maggior parte dei pazienti ha la sensazione di “essere stato sempre ansioso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;www.centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-4819946381198696190?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/4819946381198696190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-dansia-generalizzata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/4819946381198696190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/4819946381198696190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/disturbo-dansia-generalizzata.html' title='Disturbo d&apos;ansia generalizzata'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8670911072009180068.post-2391958064799638037</id><published>2011-06-08T14:59:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T05:58:57.737-07:00</updated><title type='text'>Centro di Psicoterapia - Roma</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/"&gt;C.R.P.P. - Centro Romano di Psicologia e Psicoterapia&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Sede: Vicolo de' Cinque, 55 - 00153 - Trastevere - Roma&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Tel. 06-5806285&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Si riceve previo&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/centro_di_psicoterapia.html#come_contattarci"&gt;appuntamento&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.psicologi-roma.com/studio_di_psicologia.htm#Dove_siamo" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" height="285" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139481882314744210" src="http://bp0.blogger.com/_wjt-Wjy2BDc/R1MbirTtIZI/AAAAAAAAACQ/aXCllewNg-c/s320/cartina.jpg" style="float: right; height: 195px; margin-bottom: 10px; margin-left: 10px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; width: 166px;" width="267" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centro-psicoterapia-roma.it/"&gt;http://www.centro-psicoterapia-roma.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="mailto:info@centro-psicoterapia-roma.it"&gt;info@centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.centropsicoterapiaroma.com/psicologo_psicoterapeuta.html"&gt;Dott. Luca Lavopa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Tel. 340-7919300&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;E-mail:&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:Dott.Lavopa@centro-psicoterapia-roma.it"&gt;Dott.Lavopa@centro-psicoterapia-roma.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8670911072009180068-2391958064799638037?l=disturbiansia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://disturbiansia.blogspot.com/feeds/2391958064799638037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/centro-di-psicoterapia-roma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/2391958064799638037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8670911072009180068/posts/default/2391958064799638037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://disturbiansia.blogspot.com/2011/06/centro-di-psicoterapia-roma.html' title='Centro di Psicoterapia - Roma'/><author><name>Dott. Luca Lavopa</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_wjt-Wjy2BDc/R1MbirTtIZI/AAAAAAAAACQ/aXCllewNg-c/s72-c/cartina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
